" Perché il calcio, come la letteratura, se ben praticato , è forza di popolo. I dittatori passano. Passeranno sempre. Ma un gol di Garrincha è un momento eterno. Non lo dimentica nessuno.

"Edilberto Coutinho"

Sig. DARWIN PASTORIN

 TUTTO IL CALCIO MITO PER MITO di Darwin Pastorin

Nello stadio dei sogni giocano campioni di tutti i tempi e di tutti i paesi. In porta, in difesa, a centrocampo e in attacco, soltanto i migliori: personaggi straordinari, eroi del pallone, idoli leggendari. È la nazionale dei calciatori della letteratura, inventata e raccontata da Handke e Soriano, da Arpino, Skármeta e Galeano? Vincerà la coppa del mondo dell'immaginazione?

La formazione, se permettete, l'ho decisa io. Ed è piena, strapiena di fenomeni, campioni da far impallidire Ronaldo, Batistuta e Del Piero. Una squadra mondiale, destinata a vincere tutte le coppe possibili, soprattutto immaginarie. È la nazionale dei calciatori della letteratura. La nazionale dei sogni e della fantasia, la nazionale che tutti vorrebbero allenare. Ma l'ho scelta io, e dovete accontentarvi.

In porta non ho avuto dubbi. In porta ho messo l'elettroinstallatore Joseph Bloch che "fu portiere di qualche fama" in Prima del calcio di rigore di Peter Handke (purtroppo ormai fuori catalogo). Come riserva, il tenero Go-gol protagonista di La palla innamorata di Jorge Amado. La difesa, che schiererò assolutamente all'italiana, con il libero fisso, alla faccia degli zonisti e dei sacchiani, prevede in qualità di terzino destro il tedesco Berti Vogts ("Silenzioso bull-terrier a guardia della fascia destra") di Fernando Acitelli, da La solitudine dell'ala destra. A sinistra, con la fascia di capitano, Giacinto Magno, protagonista dell'indimenticabile saga, ambientata al mondiale del 1974 in Germania, di Giovanni Arpino nel romanzo "dentro" il calcio Azzurro tenebra. E per chi ama l'Arpino "bracconiere di personaggi" calcistici, da non perdere è Stile e stiletto di Bruno Quaranta, cioè la Juve raccontata dallo scrittore che entusiasmò Vittorini e Montale. Lo stopper è Brio, dall'omonimo racconto di Marco Lodoli (in Grande raccordo). Libero il cileno Francisco Valdes che, ne Lo stadio dei sogni di Andrea Schianchi, si rivolge a Pablo Neruda, chiedendogli scusa per un rigore politicamente, moralmente "sbagliato".

Il centrocampo è una meraviglia. Gente che al pallone dà, decisamente, del tu. Il ruolo di mediano "a vita" va al leggendario Obdulio Varela, campione del mondo con l'Uruguay nel 1950 al Maracanà di Rio de Janeiro. La sconfitta, per i brasiliani, fu una tragedia popolare: lacrime, suicidi, uno stadio avvolto nel silenzio irreale. Eduardo Galeano, il grande Galeano, in Splendori e miserie del gioco del calcio, dedica all'asso un ritratto a tinte forti: "A metà degli anni Cinquanta, il Penarol firmò il primo contratto per esporre la pubblicità sulle maglie. Dieci giocatori apparvero in campo con il nome di una azienda sul petto. Obdulio Varela, invece, giocò con la maglia di sempre e spiegò: "Prima a noi neri ci trascinavano con un anello al naso. Ma quel tempo è finito'. Oggi ogni calciatore è un cartellone che gioca". Sandro Veronesi in Live incontra Varela a Montevideo, in occasione della Coppa America del 1995: "Sta per succedere. Sta per succedere. Ecco, succede: ci abbracciamo... Non capita a molti di abbracciare una leggenda. Fisicamente intendo. A me sta capitando, ed è difficile dire cosa si prova. Sto abbracciando Obdulio Jacinto Varela, il capitano della nazionale uruguayana del 1950, quella che sbancò il Maracanà soffiando la Coppa Rimet al Brasile di Zizinho; sto abbracciando un eroe purissimo, non solo del calcio, e non solo del suo paese, un eroe della cultura e dell'orgoglio del Sudamerica; sto abbracciando un mito, appunto, una leggenda". Il Varela archetipo si può trovare, meravigliosamente narrato, in Fútbol di Osvaldo Soriano, mentre la partita Uruguay-Brasile è descritta da Enrico Deaglio in Cinque storie quasi vere. Numero otto Giovanni Lodetti. Il Lodetti di Storie esemplari di piccoli eroi di Cesare Fiumi: "Correva, correva. E il mento sporgente affettava l'aria come un alettone. Correndo diventò Baslèta - in dialetto per dire del mento impettito - e anche un bel calciatore. Di quelli che si fanno da sé e per gli altri pure in quattro".

Numero 10. Già, il numero 10. Questo è il guaio. Sivori, ad esempio. L'Omar Sivori in Forme d'onda di Dario Voltolini: "E la sfera diventava un pianeta e impazziva tra le sue gambe che giocando con lei esprimevano antiche cose meravigliose". Ma io punterei su Diego Armando Maradona, il genio rebelde. Il Maradona di Sergio Levinsky, una delle migliori biografie uscite sul fuoriclasse argentino. E su Pelé, ormai diventato un poster vagolante, due segnalazioni: Il Killer di Patricia Melo e Delitto alla Coppa del Mondo di Pelé con Herbert Resnicow (Mondadori, 1990, esaurito).

Personalmente, non trascurerei il regista Lyz ("attirava su di sé ora questo, ora quel difensore, facilmente li dribblava e quando tutti pensavano che questa volta avrebbe tirato lui, per tre volte di seguito aveva passato il pallone ai compagni liberi e a loro non restava altro che tirare") di proprietà di Evgenij Evtusenko (Non morire prima di morire).

Ala destra, senza discussioni: Mané Garrincha di Edilberto Coutinho in Maracanà addio: "Perché il calcio, come la letteratura, se ben praticato, è forza di un popolo. I dittatori passano. Passeranno sempre. Ma un gol di Garrincha è un momento eterno. Non lo dimentica nessuno". Oppure se permettete, il mio Garrincha di Ode per Mané.

Centravanti possibili: Franke (L'angelo calciatore di Hans-Jorgen Nielsen), Mortimer (Il centravanti è stato assassinato verso sera di Manuel Vázquez Montalbán) e "L'uomo che capì" in Vietate le sedie di Ignacio de Loyola Brandão: "Si consacrò segnando 37 reti in una partita. La sua media di reti per partita salì addirittura a 26. Non c'erano colpi per fermarlo, né schemi per annullare il suo gioco rapido, bello, efficace. Giocava per sé, per la squadra e per il pubblico. Il pallone ai suoi piedi, nessuno glielo toglieva. Sembrava che gli si incollasse alle scarpe". Prima alternativa: Azim Jallud Sarnacchiano detto "Proboscide", numero 9 ne Il mitico undici di Alessandro Benvenuti. Il portoghese Torres, da La testa perduta di Damasceno Monteiro di Antonio Tabucchi, merita una considerazione particolare: "Chissà perché gli venne in mente un altro Torres. Ma quello non l'aveva mai conosciuto, l'aveva visto solo in certi spezzoni d'epoca alla televisione. Era un Torres spilungone, che era stato l'idolo di suo padre, quel Torres che giocava da centravanti al Benfica degli anni Sessanta. Non sapeva giocare, diceva suo padre, ma gli bastava alzare la testa e paf, il pallone andava in porta come per miracolo".

All'ala sinistra ho deciso di far giocare il quattordicenne Lucio, protagonista di Non è successo niente di Antonio Skármeta: "Quando dicevo che i cileni erano supperggiù dieci milioni, credevano che li prendessi in giro. Io gli ho detto che lo Stadio Nazionale del Cile era più grande di San Siro e che nel '62 ci hanno fatto i Mondiali, quando ha vinto il Brasile, la Cecoslovacchia è arrivata seconda e il Cile terzo. Loro non sanno che in quello stadio, poi, i militari hanno imprigionato tanta gente e ci è morto mio zio Rafael che faceva il professore ed era il migliore amico di papà".

Allenatore il mitico Peregrino Fernandez di Osvaldo Soriano (Pensare con i piedi): "Peregrino Fernandez lo chiamavano el Mister perché veniva da lontano e perché diceva di aver giocato e di aver allenato a Cali, città colombiana che in quel paese della Patagonia risuonava misteriosa e suggestiva come Strasburgo o Istanbul".

Darwin Pastorin
Nato a San Paolo del Brasile il 18 settembre 1955, è un grande tifoso juventino. Direttore della sezione sport di Stream è stato 2 anni al Guerin Sportivo e 20 anni a Tutto sport, dove ha ricoperto diverse mansioni, da inviato speciale a vice direttore. Ha vinto premi letterari prestigiosi: Premio Selezione Bancarella Sport, Premio Ussi, secondo premio al Concosro letterario del Coni e nel 1998 ha vinto il Premio Saint Vincent come miglior giornalista di sport e costume.


 Ecco la bibliografia sulla letteratura calcistica suggerita da Darwin Pastorin:

 Jorge Amado "La palla innamorata" ed. Mondadori

 Cesare Fiumi "Storie esemplari di piccoli eroi" Ed. Feltrinelli

 Giovanni Arpino "Azzurro tenebra" Ed. Einaudi

 Bruno Quaranta "Stili e Stiletto" Ed. Limina

 Enrico Deaglio "Cinque storie quasi vere" Ed. Sellerio

 Eduardo Galeano "Splendori e miserie del gioco del calcio" Ed. Sperling & Kupfer

 Manuel Vasques Montalbàn "Il centravanti è stato assassinato verso sera" Ed. Feltrinelli

 Sandro Veronesi "Live" Ed. Bompiani"

 Dario Voltolini "Forme d'onda" Ed. Feltrinelli

 Sergio Lewinsky "Maradona" Ed. Limina

 Patricia Melo "Il killer" Ed. Feltrinelli

 Evgenij Evtusenko "Non morire prima di morire" Ed. Baldini & Castoldi

 Edilberto Coutinho 2Maracanà Addio" Ed. Guaraldi

 Darwin Pastorin "Ode per Mané" Ed. Limina

 Hans-Jorgen Nielsen "L'angelo calciatore" Ed. Giunti

 Ignacio Loyola Brandao "Vietate le sedie" Ed. Marietti

 Alessandro Benvenuti " Il mitico undici" Ed. Morgana

 Antonio Tabucchi "La testa perduta di Damasceno Monteiro" Ed. Feltrinelli

 Antonio Skarmenta "Non è successo niente" Ed. Garzanti

 Osvaldo Soriano "Pensare con i piedi" Ed. Einaudi

 Marco Lodoli "Grande raccordo" Ed. Bompiani

 Fernando Acitelli "La solitudine dell'ala destra" Ed. Einaudi

 Osvaldo Soriano "Fùtbol" Ed. Einaudi

 Nick Horby "Febbre a novanta" Ed. Guanda

 World Cup Ed. Panini

 Sandro Veronesi "Panta Calcio" Ed. Bompiani

 Ryszard Kapuscinski "La prima guerra del football" Ed. Serra e Riva

 John King "Fedeli alla Tribù" Ed. Guanda

 


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